Agrilevante, soluzioni per la meccanizzazione degli oliveti intensivi

11.10.2025
La produzione olivicolo-olearia italiana non è in grado di soddisfare una domanda nazionale in forte crescita. I sistemi di allevamento superintensivo possono contribuire a colmare il gap produttivo, ma richiedono un’ampia superficie coltivabile e un adeguato accesso alle risorse idriche. L’impiego di mezzi meccanici di nuova generazione fondamentale per ottimizzare le lavorazioni e sopperire alla carenza di manodopera qualificata.

Il settore olivicolo costituisce, per varietà e qualità delle coltivazioni, una delle eccellenze dell’economia agricola italiana, ma non riesce a tenere il passo della domanda, in forte crescita sia sul mercato nazionale che su quelli esteri. La produzione di olio di oliva, infatti, oscilla mediamente tra le 250 mila e le 300 mila tonnellate l’anno, mentre i consumi interni si attestano sulle 500 mila tonnellate. Questo il tema al centro del workshop dal titolo “Modelli colturali dell’olivo: tradizionale, intensivo, superintensivo. Sistemi d’impianto, pratiche colturali e innovazioni meccaniche negli oliveti superintensivi”, organizzato dalla casa editrice “L’Informatore Agrario” nel contesto di Agrilevante, la rassegna delle tecnologie per l’agricoltura del Mediterraneo in svolgimento a Bari. Per colmare il gap produttivo – è stato spiegato nel corso dei lavori – è necessario rilanciare l’olivicoltura italiana e, al contempo, ottimizzare tecniche e metodi colturali, su cui oggi pesano sia la carenza di manodopera specializzata che i costi, ancora troppo elevati. L’impiego di mezzi meccanici e di attrezzature di nuova generazione – come cimatrici, rincalzatori, raccoglitrici, macchine per il diserbo meccanico, robot autonomi – è fondamentale per intervenire su queste due variabili, ma deve avvenire in funzione delle specifiche caratteristiche di allevamento. Nel corso del workshop è stato sottolineato come il sistema di allevamento ad alta intensità sia, oggi, quello più adatto a favorire la ripresa produttiva del comparto. Tuttavia – è stato osservato dai relatori – la praticabilità di tale sistema è condizionata dall’estensione superficiale dell’azienda agricola che, ad esempio, dovrebbe permettere di disporre i filari orientandoli da nord verso sud per una ottimale illuminazione della parete produttiva, e dalla disponibilità di risorse idriche adeguate. Con specifico riferimento alle pratiche colturali, nei primi anni di allevamento gli interventi di diserbo dovrebbero essere eseguiti sulla fila, prevendendo invece l’inerbimento dell’interfila per non compromettere l’apparato radicale delle giovani piantine (nel caso di coltivazioni “bio” si può optare per l’impiego della pacciamatura su filare). Particolare cura va posta nelle operazioni di potatura che - come hanno sottolineato i relatori - dovrebbero essere eseguite in modo alternato per garantire l’equilibrio vegeto-produttivo delle piante la resa produttiva. Anche questo tipo di lavorazioni può essere eseguito con macchinari specificamente concepiti per ridurre i costi e incrementare la produttività.


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